Se esordisci mettendo subito in luce ciò che non va, la reazione automatica sarà di chiusura, di difesa.

Se invece esordisci col notare (entusiasticamente e soprattutto sinceramente) ciò che va già bene, ciò che apprezzi di lui e di quello che ha già fatto, la reazioni nella testa di tuo figlio suonerà pressappoco così:

-“Wow! Se n’è accorto!”

-“Ma allora vado bene!”

-“Sono una persona degna di vivere sulla faccia della terra anch’io!”

-“Ho già dei punti di forza!”

-“Ho fatto il primo scalino… allora potrebbe essere facile e divertente salire tutta la scala!”

  1. -“Se sono già riuscito a far bene questo, questo e quest’altro, allora sarò capace di fare bene anche quello che mi sta per chiedere!”


Mi raccomando: fai notare più cose positive. Non una: tutte quelle che vedi!


E se non ne noti nessuna? Sforzati. Qualcosa c’è sempre.

Anche su un compito in classe lasciato in bianco si può trovare la data scritta bene.

Non temere di fare una lunga lista di cose positive.

L’autostima non è mai troppa.

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Comincia lodando

i suoi punti di forza

Così non va!

Hai sbagliato ancora!

Dovresti fare meglio.

Non sei capace.

Perché ti ostini a fare di testa tua?

Quante volte ci siamo trovati a dire frasi simili ai nostri figli?

L’intenzione positiva è ovviamente quella di correggerli, fargli capire cosa stanno sbagliando e indirizzarli verso nuovi comportamenti più funzionali. In buona sostanza farli crescere.

Ma la struttura linguistica di queste frasi non ci fa ottenere il nostro scopo.

Anzi, nella maggior parte dei casi, otteniamo il risultato esattamente opposto.

Se ti senti dire dal tuo capo “hai sbagliato”, la tua prima reazione è quella di aprirti ai consigli ed elaborare subito un piano di miglioramento?

Oppure istintivamente ti viene da rispondere “Io? Sbagliato? No, non è vero!” o anche“Io stupido? Ho paura di essere stupido. Non voglio essere stupido. Il cretino sei tu!”

Le tre fasi del feedback

Quando esprimi un giudizio (un suggerimento migliorativo intendo), se non vuoi generare opposizione, ma desideri davvero che tuo figlio impari e cresca, fai attenzione ad usare le 3 fasi del feedback.

Cosa

ha già

fatto bene

Cosa

può

migliorare

Quali

benefici

può ottenere


Fase 1


Fase 2


Fase 3

1

Prima apprezza

e fagli notare tutto ciò che va già bene

Attenzione:

-   Non una cosa che ha fatto da schifo: una cosa da migliorare!

  1. -  Non una cosa che DEVE migliorare per forza (pena se non ci riesce: sfighe gigantesche e terribili rompimenti):  qualcosa  che PUO’ migliorare, se vuole.

-   Evita le indicazioni generiche: sii preciso e specifico.

-   Non 20 cose da migliorare: alla terza è già frustrato ed ha completamente dimenticato la prima.

    Dinne una, una alla volta.

    Quando vedrai che, dopo 1, 2, 10 tentativi, l’avrà migliorata, lodalo per questo e solo allora aggiungine una seconda.


Lo so cosa stai pensando: “Ma quanto tempo ci metto?” Quando avrai provato ti renderai conto che quando gli dicevi tutto assieme, tuo figlio dimenticava tutto, ed eri costretto a ripetergli tutto cento volte. Dicendogli una cosa alla volta, invece, avrà il tempo fisiologico per interiorizzarla, sperimentarla e farla sua.  E tu, a conti fatti, avrai risparmiato.

2

Aggiungi cosa può migliorare

Alla fine fagli quindi notare come il cambiamento apportato gli darà un beneficio pratico.


Preserva sempre la sua identità


Gli stimoli di miglioramento non devono mai contenere il verbo essere.

“Sei stupido” non porta nessun beneficio. Distrugge soltanto l’identità. Preoccupati di suggerire miglioramenti, non sulla persona, non su chi è, non sulle sue caratteristiche, non sui suoi valori.

Gli spunti di miglioramento devono essere esclusivamente rivolti a specifici comportamenti.


Nella terza fase del feed-back fagli quindi notare come il cambiamento apportato gli darà un beneficio pratico. Non l’amore della mamma e del papà. Solo un beneficio pratico. Il suo valore e l’amore che riceve devono esistere a prescindere dai suoi comportamenti. Lui è amato non perché fa, ma perché è. Questo deve essere molto chiaro, altrimenti potrebbe capire che per essere amato deve fare, fare, fare. No! E’ già amato. Fa solo se vuole raggiungere un risultato pratico.




Beh! Direi che anche per oggi gli spunti di riflessione sono corposi.

Applicando anche solo questo concetto di feed-back, la vita di tutta la famiglia cambierà in meglio e tuo figlio crescerà con più autostima.


Vicenza, 17 agosto 2016

Andrea Zardi




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Focalizzate sui benefici che può ottenere